di Giùliu Crechi
Come volevasi dimostrare, quando si rimane fermi ad aspettare gli eventi, senza creare condizioni affinché questi siano a noi favorevoli, finiamo inevitabilmente per subirli.
Pochi giorni fa il Senato ha varato il decreto sul contenimento della spesa pubblica, e poco fa la Camera lo ha approvato a larga maggioranza. Tra le varie voci che lo compongono, che saranno in ogni caso da verificare nella loro costituzionalità, si decreta che la Sardegna deve concorrere alla finanza dello stato in base alla Legge 5 maggio 2009, n. 42.
Il decreto applica questa legge con determinazione dicendo esplicitamente che se non versiamo volontariamente quelle “quote”, esse verranno sottratte direttamente dal gettito tributario. In altre parole, esse passeranno direttamente dai cittadini alle casse centrali dello stato, il tutto in maniera legale e costituzionale.
La legge che consente allo stato di applicare, a sua volta, questa legge, è stata votata anche dai parlamentari sardi e dai loro partiti di riferimento, gli stessi parlamentari che oggi gridano allo scandalo.
Sarebbe bastato che questa classe politica, eletta per rappresentare i sardi e i loro interessi nel governo italiano, si fosse opposta al momento dell’emanazione della legge per incostituzionalità della stessa. Inoltre, sarebbe bastato che questa classe politica avesse fatto valere il fattore della spesa sovrana sui trasporti e sanità (nel 2009 l’articolo 8 era già stato novellato) affinché questa legge non interessasse la Sardegna.
Tutto ciò accade mentre lo stato si rifiuta di renderci il debito che ha nei nostri confronti. Un debito che deriva dai mancati riversamenti da parte della stessa fonte finanziaria che con questa legge si richiede in “aggiunta” ai sardi. Un nonsenso che solo questa classe politica sarda sa produrre.
Ma proviamo a spostare, anche solo per un attimo, la visione delle cose, e immaginiamo il contrario.
Compiamo un piccolo sforzo immaginativo e pensiamo a cosa potrebbe succedere se già da oggi la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal comitato Fiocco Verde fosse approvata ed operativa.
La Sardegna preleverebbe forzatamente quei soldi che lo stato ci deve con le stesse modalità che esso applica nei nostri confronti: quei soldi li preleveremmo alla fonte nel momento in cui i tributi pagati dai sardi, versati all’Agenzia Sarda delle Entrate nelle quote spettanti allo stato, invece di essere versati nelle casse centrali dello stato, sarebbero trattenuti dai sardi stessi, andando poi a conguagliare direttamente il debito.
Quindi, ancora una volta, è lo stato che depreda la Regione Sardegna, oppure siamo noi che ci facciamo depredare dalla nostra stessa classe dirigente?







